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Datti la spinta

di Simone D'Eri

La legge dell’attrito

Il mio vecchio istruttore di nuoto aveva una specie di mantra (Si chiamava Michele e gli vorrò sempre bene). Me lo ripeteva ogni volta che mi vedeva esitare sul bordo vasca, o quando mi fermavo a metà allenamento col fiato corto. Mi diceva: “Ricordati che la prima bracciata è sempre la più faticosa.”

Aveva ragione lui, e non era solo filosofia spicciola da bordo vasca. Era fisica pura. Esiste un principio chiamato attrito statico vs dinamico. L’energia necessaria per rompere l’inerzia è immensamente superiore a quella che serve per mantenerlo in movimento una volta partito.

L’acqua è pesante. Il corpo è fermo. La mente è pigra. Quella prima bracciata è una violenza contro lo stato di quiete. È un’esplosione di energia che non porta quasi nessun risultato visibile immediato, serve solo a dire al mondo: “Mi sto muovendo”.

Rotolerai

Crescendo ho cambiato sport, sono passato alla corsa, ma la legge della prima bracciata mi ha inseguito anche sull’asfalto. Chi corre lo sa: il vero nemico non è la maratona, è la ripartenza dopo lo stop.

Ho dovuto fare i conti con infortuni, cali di motivazione, periodi in cui la vita (famiglia, problemi, stanchezza) ha preso il sopravvento. E ogni volta, rimettere le scarpe è stato un atto di umiltà brutale.

Ricominciare a correre è un’esperienza che distrugge l’ego. Ti senti rotolare. Hai il fiato corto dopo 500 metri. Le gambe sono molli, non rispondono ti senti un cretino per esserti lasciato andare.

In quella fase, non serve la motivazione, Serve la Fede. Ricominciare è un atto di fede laica. È correre nel buio sapendo che l’alba arriverà. È fidarsi del fatto che, anche se oggi fai schifo, quel dolore si trasformerà in costanza. La costanza diventerà abitudine. E solo alla fine, molto dopo, l’abitudine diventerà risultato visibile.

Rocky Balboa lo insegna: non si tratta di quanto colpisci forte, ma di quanto sei disposto a incassare e rialzarti. Quando Rocky decide di tornare sul ring a 60 anni lo fa accettando che le giunture scricchioleranno, che la gente riderà, che farà male.

Gli infortuni invisibili nella tua carriera

Il problema è che, mentre nello sport accettiamo l’idea di fermarci e ricominciare, nel lavoro siamo terrorizzati dalla “Prima Bracciata”.

Anche in ufficio subiamo infortuni, ma sono infortuni silenziosi. Non c’è un menisco che salta o uno strappo muscolare.

  • Ci sono atteggiamenti tossici
  • Condizioni economiche stagnanti
  • Task e attività logoranti

Se ci rompessimo una gamba correndo, ci fermeremmo per curarci. Nel lavoro, invece, continuiamo a zoppicare. Restiamo in situazioni tossiche per anni. Perché?

Perché siamo terrorizzati dalla ripartenza. Abbiamo paura di rimetterci in gioco, di sentirci sotto esame, di entrare in un nuovo ufficio dove non conosciamo nessuno e dover dimostrare tutto da capo.

Facciamo un calcolo economico disastroso: barattiamo un’infelicità certa per una felicità solo potenziale, unicamente perché fa male l’idea di ricominciare.

Abbracciare la ripartenza

Eppure, la capacità di ricominciare è l’unica vera assicurazione sulla vita che abbiamo. Ricominciare ci costringe a essere di nuovo studenti. Toglie la ruggine dai meccanismi mentali. Ci mantiene, professionalmente e umanamente, giovani.

Non dovremmo vedere la ripartenza come un fallimento del percorso precedente, ma come una capacità fondamentale. Se oggi ti trovi in una situazione di stallo, se senti che l’acqua attorno a te è ferma e pesante, ricorda la lezione del nuoto.

L’inerzia è una forza potente, ma si può rompere. Farà male? Sì. Ti sentirai goffo, lento e inadeguato all’inizio? Assolutamente sì. Ma fidati del processo. Abbi fede nella meccanica del movimento.

La prima bracciata è la più faticosa. Ma è anche l’unica che ti separa dall’essere immobile all’essere libero.

Datti la spinta.

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