Pubblicità Commercialista e Deontologia: Facciamo Chiarezza
Se sei arrivato a leggere questo articolo, probabilmente appartieni a quella vasta schiera di Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili che ha finalmente capito l’importanza di investire nel marketing e nell’acquisizione clienti.
Eppure, un attimo prima di lanciare il nuovo sito o avviare una campagna Google Ads, ti sei fermato con un dubbio amletico: “Ma io, come iscritto all’Albo, posso fare pubblicità? O rischio una sanzione disciplinare?”
Questa paura è del tutto infondata, ed è spesso figlia di un retaggio culturale del passato. Sì, un commercialista può fare pubblicità. Ma deve farlo rispettando rigidi paletti stabiliti dal Codice Deontologico.
L’Articolo 39 del Codice Deontologico ODCEC
Tutto ruota attorno all’Articolo 39 del Codice Deontologico della Professione, che regolamenta la “Pubblicità Informativa”.
La legge (con le riforme sulle liberalizzazioni, in particolare il DL 223/2006, noto come “Decreto Bersani”, e il successivo DPR 137/2012) ha liberalizzato la pubblicità per le professioni regolamentate.
Tuttavia, l’Ordine stabilisce che la pubblicità deve essere informativa, e deve essere svolta in modo trasparente, veritiero, corretto e tale da non ledere il decoro della professione.
Cosa è LECITO fare (Semaforo Verde)
Se vuoi trovare clienti per il tuo Studio, ecco cosa puoi fare in totale sicurezza:
- Pubblicità Informativa su Google Ads: Puoi pagare Google per far apparire il tuo Studio al primo posto quando qualcuno cerca “Commercialista specializzato in Startup a Milano” o “Consulenza Superbonus”.
- SEO e Content Marketing: Puoi (e devi) avere un blog e scrivere articoli fiscali ottimizzati per i motori di ricerca. Fornire informazioni utili è l’essenza della “pubblicità informativa”.
- Campagne LinkedIn (Social Selling): Puoi usare LinkedIn per condividere casi studio (anonimizzati), commentare riforme fiscali e contattare imprenditori offrendo la tua competenza.
- Comunicare Tariffe: È lecito pubblicare i propri onorari o le modalità di calcolo degli stessi (purché in modo chiaro).
- Comunicare Specializzazioni: Puoi indicare i titoli di studio, le specializzazioni, i master e le lingue parlate dallo Studio.
Cosa è VIETATO fare (Semaforo Rosso)
Ecco invece le pratiche che l’ODCEC sanziona duramente, e che qualsiasi agenzia di marketing seria ti sconsiglierà:
- Pubblicità Ingannevole e Falsità: Non puoi promettere risultati impossibili (“Ti faccio pagare zero tasse garantito al 100%”).
- Pubblicità Comparativa o Denigratoria: Non puoi mai scrivere frasi del tipo “Noi costiamo meno degli altri” oppure “Siamo il miglior Studio di Roma, gli altri sono incompetenti”.
- Violazione del Segreto Professionale: Non puoi vantare i nomi dei tuoi clienti per farti pubblicità, a meno che tu non abbia un loro esplicito e formale consenso scritto (autorizzazione a pubblicare un Caso Studio).
- Lesione del Decoro Professionale: Questo è un concetto “elastico”, ma sostanzialmente vieta pubblicità “urlate”, stile discount o mercato del pesce. Niente “Saldi di Fine Anno sulle Dichiarazioni dei Redditi” o grafiche pacchiane e scadenti. Il tuo tono deve sempre trasmettere dignità.
- Accaparramento di Clientela (Canvassing Aggressivo): È vietato l’utilizzo di intermediari pagati a percentuale solo per procacciare clienti, o l’uso di call center aggressivi che fanno chiamate a freddo promettendo mari e monti.
Conclusione
La “Pubblicità Commercialista” non è un tabù. Anzi, strutturare una presenza digitale elegante, istituzionale e basata sulla reale divulgazione di competenze (Content Marketing) non solo è legale e rispettoso dell’Articolo 39, ma è il modo in cui i grandi Studi Legali e Tributari acquisiscono milioni di euro di fatturato ogni anno. Esci dall’ombra, mettici la faccia e fallo con la classe che la tua professione richiede.
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