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Pubblicità Psicologi e Codice Deontologico (Art. 40)

di Simone D'Eri
Pubblicità Psicologi e Codice Deontologico (Art. 40)

C’è un mito duro a morire tra i professionisti della salute mentale: “Gli psicologi non possono farsi pubblicità”. Questa affermazione, seppur radicata, è falsa. Gli psicologi possono fare pubblicità, ma devono farlo rispettando regole ferree dettate dall’etica e dalla deontologia.

Comprendere cosa dice la legge è il primo passo per capire come promuovere lo studio di psicologia senza incappare in sanzioni o, peggio, danneggiare l’immagine della professione.

L’Articolo 40 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

L’Articolo 40 (recentemente aggiornato in seguito a direttive europee sulla libera concorrenza) regola la pubblicità informativa. Esso stabilisce che:

> “Lo psicologo, indipendentemente dai limiti posti dalla vigente legislazione, non assume comportamenti scorretti finalizzati al procacciamento di clientela.”

> “In ogni caso, la pubblicità e l’informazione concernenti l’attività professionale devono essere ispirate a criteri di decoro professionale, di serietà scientifica e di tutela dell’immagine della professione.”

Cosa significa all’atto pratico? Che la pubblicità deve essere informativa, non persuasiva o commerciale.

Il divieto di Procacciamento Sleale

Il concetto chiave è il “procacciamento”. Tu non vendi scarpe, offri un servizio sanitario. Di conseguenza, sono severamente vietate:

  • Le leve di scarsità e urgenza (“Prenota ora, ultimi 2 posti per la terapia! “).
  • L’enfasi su “guarigioni miracolose” o promesse di risultati certi (“Elimina l’ansia per sempre in sole 3 sedute”).
  • Le scontistiche usate come esca commerciale (il tanto dibattuto tema della “prima seduta gratuita” usata in modo scorretto).
  • I paragoni sminuenti con altri colleghi (“Il miglior psicologo di Milano”).

Come comunicare in modo etico?

Il marketing per uno psicologo deve concentrarsi sulla diffusione di informazioni utili, veritiere e basate sull’evidenza scientifica.

Puoi assolutamente usare Google Ads, i social media o la SEO per far arrivare persone al tuo sito web. Ma i messaggi che veicoli devono concentrarsi sul:

1. Educare il pubblico: Scrivere articoli che spiegano meccanismi psicologici, riducendo lo stigma.

2. Essere trasparenti: Comunicare chiaramente il tuo approccio (es. EMDR, Psicoanalisi, Sistemico), i tuoi titoli, il tuo numero di iscrizione all’albo e il tuo tariffario (che garantisce limpidezza).

Ricorda: quando una persona cerca uno psicologo è spesso in una posizione di vulnerabilità. Una pubblicità sensazionalistica è uno scivolone etico inaccettabile. Una comunicazione solida, pacata e informativa, invece, è l’inizio migliore per l’alleanza terapeutica.

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